Sul taccuino

L’odissea positiva di Rahamathollah

(Pubblicato su corriere.it il 10/01/2014) Rahamathollah cammina sul palco, la maglietta nera, il gilet rosso paonazzo. Tiene in mano un cartello e ha gli occhi duri come pietre: “Piangerò”. Adesso è insieme Ulisse e Telemaco, interpreta l’Odissea di Omero rivisitata da una compagnia di giovanissimi del Teatro Cargo di Voltri, Genova. Appena tre anni fa finiva la sua, di Odissea. Un viaggio lungo più di un anno, fatto di montagne da scalare a piedi per passare il confine, di città di cui non ricorda il nome, di fame e di sete, di strade di campagna che allontanano per sempre da casa. Fatto di trafficanti di esseri umani.

Rahamathollah è un rifugiato fuggito dall’Afghanistan. Un ragazzo di appena 16 anni colpevole di essere figlio di una guida-interprete per l’esercito americano. Una notte, un commando di talebani armati irrompe nella sua piccola casa. Crivellano di colpi il suo papà, straziano il corpo della mamma che fa scudo al fratellino, indenne. Rahama viene ferito gravemente, corre all’ospedale portato dallo zio. Ma è il primo figlio maschio di quello che viene considerato un traditore, una spia. “Devi fuggire, devi fuggire subito”. Non fa neanche in tempo a salutare per l’ultima volta mamma e fratello. Viene caricato su un camion che parte nella notte. Leggi tutto l’articolo su www.corriere.it

 

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