Sul taccuino

Yes, we chat

Un suono familiare, una finestra che si apre sulla schermata del pc appena acceso. Era il 2001 quando l’omino verde di MSN Messenger cominciava ad affacciarsi sui nostri monitor e a suggerirci di connettersi ai nostri amici:  “Accedi a Msn”.  Quell’omino cambiava colore a nostro piacimento. Hai da fare? Rosso. Hai voglia di parlare? Verde. Sei impegnato, ma qualche distrazione, be’, te la puoi pure concedere? Giallo. E’ rimasto seduto lì, in un angolino a destra del computer per più di undici anni, gioia di tanti adolescenti con poco credito nei preziosissimi cellulari.

messenger

Ma poi, la tecnologia è andata avanti. Addio agli indistruttibili Nokia 3210, agli Alcatel dalle linee sinuose. In tasca, dispositivi sempre più smart, reti wireless aperte, abbonamenti accessibili. Una ragnatela virtuale: avvisi Skype, trilli di Viber, chiacchiere su Facebook, foto di Instagram, “Digitazione…” di Whatsapp. E sconosciuti su We Chat.

Oggi impallidirebbe quell’omino verde, davanti alla figura di una persona in piedi, di spalle, che guarda da lontano la sfera terrestre. Puoi conoscere il mondo. E’ il logo di questa nuova app cinese, ultima invenzione della messaggistica istantanea, nuova frontiera gratuita della reperibilità ad ogni costo. Lanciata nel luglio 2013, in Italia ha già incassato il 300% di download.

E allora sì, chattiamo, videochiamiamo, inviamo note audio.  “Chi sarà quel ragazzo? mmm controlliamo!”. Se anche lui ha We Chat, con un tocco ecco nome, foto profilo, status, località, distanza alla quale si trova. Sempre più ora, sempre più facile, sempre più consentito. Occhi bassi su schermi da 4 pollici, noi giovani, e loro giovanissimi, camminiamo per strada, sediamo nei pub.  E intanto muoviamo i pollici, selezioniamo partner, flirtiamo online, condividiamo momenti, riempiamo album di foto fatte negli specchi. Aggiungiamo “amici”. Virtualmente vicini, digitalmente veloci. Terribilmente social.

3 thoughts on “Yes, we chat

  1. Io non ho una pagina Facebook, ma talvolta mi capita di andarci per guardare i profili delle persone che ho perso di vista, sia ex fidanzate che amici.
    A questo proposito, ti dirò che mi ferisce particolarmente quando guardo le loro foto e mi accorgo che non solo non conosco le persone con cui la mia ex o il mio amico si sono fatti fotografare, ma neanche quelle che cliccano “Mi piace”, nemmeno quelle che commentano… quando succede questo allora vuol dire che l’ intera vita sociale e affettiva di quella persona é diventata un mondo estraneo per te. Ti senti terribilmente escluso.
    Una sensazione simile l’ ho provata il mese scorso, quando ho guardato il profilo Facebook del mio storico compagno di banco del liceo. Ha postato delle foto di lui ad Oslo: pensavo ci fosse andato in vacanza, invece leggo i commenti e cosa scopro? Che ci sta facendo l’ Erasmus… soltanto pochi anni fa lui mi diceva anche cos’ aveva mangiato per colazione, e adesso anche una novità gigantesca come questa l’ ho scoperta per puro caso e per di più via Facebook…
    Altro lato negativo di Facebook: diminuisce gli argomenti di conversazione. In che senso? Cerco di spiegarlo.
    Prima di Facebook, quando cominciavi a conoscere una persona tu di essa conoscevi solo poche informazioni fondamentali (nome, cognome, età eccetera), e di conseguenza lei per te era un territorio inesplorato, un libro ancora da leggere, un mondo sconosciuto. Lo stesso valeva per l’ altra persona, e quindi avevate mille cose di cui poter parlare: film preferiti, libri, musica eccetera.
    Facebook ha ucciso tutto questo, perché adesso, quando 2 persone iniziano a conoscersi, questi dettagli li scoprono “scavando” nei rispettivi profili Facebook, non parlandone a voce. Così, quando queste due persone avviano una conversazione, non possono più tirar fuori delle domande per rompere il ghiaccio del tipo “che film ti piacciono” o “che musica ascolti”. E se anche le tirano fuori e cominciano a parlarne, l’ uno sa già cosa risponderà l’ altro, e quindi non c’é più l’ effetto sorpresa.
    Facebook ha eliminato quella che gli inglesi chiamano “small talk”, la conversazione su argomenti di poca importanza che serve a creare un’ atmosfera rilassata tra 2 persone. Sei d’ accordo?

    • La tua insoddisfazione nei confronti del mondo virtuale è assolutamente comprensibile. Anche a me a volte stancano i commenti vuoti, l’eccesso di, il dover esserci ad ogni costo. La tecnologia riflette le debolezze umane, rischia di amplificarle, di creare nuove dipendenze. Ma personalmente credo anche che sia una risorsa preziosa. Pensa alla possibilità di unire persone lontane, pensa alle nuove prospettive di lavoro. A quanto sia più facile contattare qualcuno che non sentivi da tempo, o condividere qualcosa con un amico o un familiare lontano da casa. Quello che è sbagliato non è il mezzo di per sè, non è Facebook,né Whatsapp o We Chat. E’ l’uso eccessivo e fuori misura che se ne fa. Il problema non è commentare la foto di una ragazza. E’ il trasformare le proprie relazioni solo in rapporti virtuali, esaurire nella Rete la capacità di rapportarsi o di conoscere una persona. Oppure uscire di casa e camminare sempre e soltanto con gli occhi puntati solo sullo schermo telefono. Perdiamo il mondo reale. Ma per tornare al tuo esempio, consolati. Pensa che, se di quelle persone non sai più niente, non è per colpa di Facebook. Probabilmente la vita o le scelte vi avevano già reso lontan. Facebook te l’ha solo fatto presente.

      • Esatto, Facebook mi ha sbattuto in faccia una verità scomoda, mi ha costretto a prenderne atto.
        Entrambi abbiamo scritto che le relazioni interpersonali sono peggiorate da quando esistono i social networks, ma ci siamo soffermati su delle sfaccettature diverse di questa svolta negativa: io ho sottolineato la difficoltà di imbastire una conversazione del tipo “small talk”, tu l’ innovazione (ben più significativa) per cui la fredda conversazione dietro ad uno schermo sostituisce sempre più di frequente il calore di una conversazione faccia a faccia.
        Non so se sia collegato al fatto che le persone non sono più abituate al contatto diretto, ma ho notato che, quando parlo con qualcuno, difficilmente l’ altra persona mi guarda negli occhi. Spesso ha lo sguardo perso nel vuoto, o rivolto verso il basso. Non ritengo di avere uno sguardo particolarmente penetrante o inquisitorio, quindi probabilmente l’ incapacità di molte persone di sostenere lo sguardo altrui é dovuta al fatto che non sono più abituate ad una chiacchierata faccia a faccia, e quindi quando sono costretti a cominciarne una sono così impacciati e imbarazzati che, come reazione istintiva, abbassano lo sguardo. Ti convince la mia interpretazione?

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