Sul taccuino

Trenitalia si scusa per il disagio

Un treno per Milano. Un viaggio che, in macchina, dovrebbe durare mediamente non più di due ore e mezza. Questo treno, l’unico che non prevede cambi folli, ci impiega quasi quattro ore. Parte da Livorno, a poca distanza da Viareggio, dove sto aspettando io. Com’è possibile che sia in ritardo dopo appena 20 minuti di viaggio dal capolinea? La voce elettronica non dà spiegazioni. Così l’Intercity 662 arriva alle 7.20 invece che alle 7.04. Trenitalia si scusa per il disagio.

TRENO

La carrozza 4 è inagibile. Il motivo, sconosciuto. Più avanti, un signore dai capelli bianchi che percorre spesso questa tratta, ci dice che non funziona l’aria condizionata. Così la carrozza ogni volta rimane chiusa ma non viene riparata. I viaggiatori che hanno la sventura di aver prenotato un posto lì devono “andare cortesemente alla carrozza 8 e farsi cambiare posto”.

Il treno corre lungo tutta la costa ligure. Saranno i colori di quelle case aggrappate agli scogli, affacciate sul mare, ma non mi accorgo che raggiungiamo i 25 minuti di ritardo. Stessa sorte per altri intercity. Così molti viaggiatori sconfortati si riversano sul nostro treno, che prima di Genova si riempie fino a scoppiare. Nelle carrozze a scompartimenti molte persone affollano in piedi i corridoi. Gli occhi un po’ stanchi, l’espressione rassegnata di chi sa che non ci sono molte alternative.

Poi, la  voce elettronica annuncia che chi ha la coincidenza per Torino non la prenderà, perché l’Intercity che parte da Milano non c’è più. Dovrà scendere alla stazione centrale e andare all’assistenza clienti per farsi cambiare il biglietto.  “Il treno non c’è più? Che vuol dire?” Si leva qualche voce sconfortata. Domande vane. Più il viaggio prosegue più i programmi di tanti sembrano saltare.

Una signora un po’ avanti con l’età non ha posto a sedere. Si è alzata alle 4 di mattina, è partita da Sanremo e ha perso un’altra coincidenza. L’hanno fatta spostare per non so quanti binari, racconta, e ora è salita su questo treno perché deve andare a Zurigo. Ha paura di perdere anche quel treno perché siamo in ritardo e lei fa fatica a trascinare una valigia enorme. Arriviamo a Milano mezz’ora dopo l’orario previsto. E Trenitalia si scusa per il disagio.

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