Sul taccuino

Una capulcu a Milano

Sta in piedi, immobile dalle nove di sera, sotto la bandiera rossa della Turchia, davanti al civico 16 della centralissima via dei Mercanti di Milano.  Tiene lo sguardo alto Miray, 27 anni di riccioli castani e di lingua turca, studentessa trapiantata nella capitale italiana della moda per studiare fashion design allo Ied.

fototurcaParla per raccontare cosa sta facendo lì, ferma sotto il lampione su cui svetta il simbolo del suo Paese. Ferma per protesta, proprio come Erdem Gunduz, il coreografo che, a chilometri di distanza, ha dato vita a questa sommossa pacifica quando lunedì sera è rimasto immobile per ore in piazza Taksim, davanti alla statua di Ataturk, padre della Turchia laica.

“Quello che il governo sta facendo è incredibile. E manifestare è un nostro diritto. Faremo di tutto per non farcelo togliere”. Miray è una delle tante persone che stanno portando in Italia la protesta pacifica contro la distruzione di Gezi Park. Sono in 900 a Milano, ma ci sono mobilitazioni anche a Roma, Firenze e altre città italiane. Si organizzano sui gruppi di facebook, coordinano la loro azione con l’hashtag #occupygeziin… E poi manifestano. Muti e in piedi.

“Vogliamo essere una voce. Vogliamo mostrare a Erdogan che è il primo Ministro, ma non il proprietario del nostro Paese  – racconta -Deve rispettarci non può usare cannoni ad acqua, spray urticanti, lacrimogeni e bombe chimiche. Molte persone che conosco hanno la pelle completamente ustionata da queste sostanze. Un mio amico è stato arrestato. Non stava facendo niente ma la polizia l’ha portato via”.

Crede nella democrazia Miray. Sul suo account facebook ha scritto “capulcu” davanti al suo nome: “saccheggiatrice”. E’ così che Erdogan ha definito i manifestanti.

“Hanno arrestato i dottori che hanno soccorso i feriti, hanno arrestato gli avvocati che ci stanno aiutando a proteggere i nostri diritti. Abbiamo le prove, ci sono molte fotografie”.

Stasera, la prossima manifestazione davanti al consolato turco nella città lombarda. Quando anche a Istanbul e in altre città della Turchia, tante persone si raduneranno in piazza.  Tanti capulcu, che si incontreranno e poi aspetteranno in piedi muti e con gli occhi fissi. Qualcuno con un foglio stampato a computer appuntato sul petto. Con la figura nera e rossa di un uomo in piedi: ‘Occupy Gezi. Democrazia Turca’.

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