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Auguri Margherita!

La chiami a casa e risponde lei. Con la voce roca, impossibile da confondere. Sembra di vederla, curva sulla schiena, poggiata al bastone che le serve per sostenersi. E con una polo sportiva a maniche corte sollevare la cornetta del telefono. Di quelli che si trovano ancora nelle case delle nonne, grigi con la rotella da far girare per comporre il numero. “Professoressa Hack buongiorno” Mi presento.

Ho un po’ paura di disturbare. Ma no, assicura, “Mi dica pure”. “Professoressa, se non ricordo male oggi è il suo compleanno. Vorrei farle tanti auguri”. Novantun anni. “Si è vero – è un po’ sorpresa – Grazie mille”. Le chiedo cosa farà oggi. Festeggerà? Una torta? “Mmm no … Non farò niente di speciale” ride.hack

L’ho conosciuta il 3 aprile dello scorso anno. La chiamai per farle un’intervista e mi rispose subito. Fu una sorpresa. Dopo un mese volavo a Trieste, da sola, con due telecamere, l’eccitazione e la paura che qualcosa andasse storto. Invece fu bello. Lei, sorridente, gentile, felice di parlare e passare del tempo con una persona giovane. A differenza della donna di servizio.

“Lei è arrivata a un orario che non va bene”  mi disse subito. Ci rimasi male, quel tono e quel modo mi sembravano una vera scortesia. “Ma io sono venuta da Roma, ho un appuntamento”. “Non importa è mezzogiorno e i signori devono mangiare”. Per fortuna arrivava Margherita, un po’ traballante: “Gliel’ho detto io, ora facciamo l’intervista”.

Se ne andava la signora e brontolava cose incomprensibili. Durante l’intervista sottolineava la sua insoddisfazione spostando i piatti in maniera troppo rumosa: “Ecco qui, la minestra si raffredda”. Ma Margherita non l’ascoltava. Circondata dalle sue librerie umili, piene zeppe di volumi, fogli, fascicoli; seduta sui divani di pelle color mattone, davanti a una vecchia televisione senza decoder parlò con me per un’ora e mezza, con quell’accento che  mi mancava un po’.

Ogni tanto arrivava Aldo,  il compagno che le sta accanto da una vita. Si sono conosciuti all’età di undici anni. Le loro foto, insieme a quelli dei loro animali, esposte sul camino. Ora lui ha l’alzheimer e senza Margherita non si muove: “Margheeeee” Aveva fame. Ma lei diceva “Sono qui” e Aldo trotterellava di nuovo in cucina.

Oggi al telefono parliamo poco. La ringrazio per il regalo che ha fatto a me lo scorso anno. Con la sua intervista ho vinto un premio dell’Ordine. “Davvero congratulazioni” mi dice. E si sente che le fa piacere.  Non so cosa dire, sono un po’ imbarazzata perchè sono sicura che non si ricorda di me. “Allora grazie professoressa. E buon compleanno”.  Mi risponde: “A presto”.

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