Sul taccuino

Quelli che non cambiano

 “Volevo cambiarlo ma non ci sono riuscita”. Vanessa parla adesso. Si è svegliata da un mese di coma e ha raccontato tutto agli inquirenti. Tiene le mani giunte, la testa fasciata da una bandana nera. Copre i segni di quella notte, di quando il suo compagno ha deciso che se lui non poteva più averla, non l’avrebbe avuta nessun altro.

Lei 31 anni. Minuta, titolare di un negozio di alimentari a Ferentino, Frosinone, dove abita anche la sua famiglia. Lui, Davide Bianchi, 28 anni. Disoccupato. Geloso, ossessivo. Quella domenica lei dorme, accanto al suo piccolo di soli tre anni. Davide le spacca la testa con una chitarra dentro la custodia. Un colpo secco. Una pozza di sangue. Il bambino chiama la mamma, disperato. Ma Davide esce. Va a fumarsi una sigaretta davanti al cancello di  casa.

violenza donna

Resta a piede libero, ha un alibi. Ma dopo trenta giorni lei si sveglia e racconta tutto. “Ricordo il tonfo, poi ho visto lui fermo – quando dice lui quasi sussurra, abbassa la voce intimorita- Ho aperto gli occhi, offuscati. Mi guardava … con la faccia cattiva”. La Squadra Mobile di Frosinone lo arresta con l’accusa di tentato omicidio.

“E’ sempre stato un po’ così, sin dall’inizio … Così, cattivo. Addirittura sputava … mi sputava addosso”. Vanessa lo dice con la voce fioca, accennando un sorriso imbarazzato. Le parole che pronuncia, i gesti che ricorda le provocano vergogna.

Nonostante tutto, lei non voleva lasciarlo. Credeva di poterlo cambiare. Come Rosaria Aprea forse. La miss di Macerata Campania, mamma di vent’anni, pestata dal fidanzato Antonio Caliendo fino a dover subìre l’asportazione della milza. “Le ho dato solo un calcio” si è difeso lui.

Ma anche come Antonella, Giovanna, Emanuela. Nomi di fantasia, storie simili e vere, di giovanissime. Tutte e tre continuano a stare con i loro fidanzati. Una volta uno schiaffo. Poi i graffi sul corpo, un livido. Il ragazzo di Giovanna non si è fermato qui. Le ha rotto il naso. Poi l’ha minacciata con un coltello. Dopo un anno sono tornati insieme.

“Ho esagerato anche io, me la sono un po’ cercata” ho sentito da dire da tutte e tre. Non negano la violenza, la giustificano. Scambiano l’amore con il possesso, le botte con l’attenzione, il legame con la dipendenza. Diventa difficile staccarsi dal proprio compagno.

Vanessa però ce la fa.  Prepara qualche busta con le sue cose. Davide le dice: “Faccio come Gheddafi… Uccido tutti… tua mamma, tua sorella e poi uccido te”. Poi mentre lei dorme, la chitarra. Il buio. Per un mese. Vanessa ha rischiato davvero la vita. Ma ora lo sa, che con lui non deve tornarci. “Dovete trovare il coraggio di liberarvi” dice. Perchè chi picchia non ama. E non cambia.

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