Sul taccuino

Ragazze di vita

Non indossano abiti scollati, né gonne inguinali. Ma sono alcuni piccoli dettagli a tradirle: un leggins dai colori evidenti, un rossetto troppo acceso per quell’ora del pomeriggio. Sono le prostitute di Via dei Capocci, a Rione Monti, nel cuore di Roma: vestite da donne qualunque, da massaie povere, aspettano i loro clienti e portano avanti una tradizione che è la stessa da millenni.

prostitute

All’epoca degli antichi romani, infatti, questo era un rione malfamato, luogo di svago e lussuria per i gladiatori che raggiungevano facilmente le “lupanarie”, case di legno abitate dalla prostitute. Era chiamato la Suburra, dal latino “sub urbe”, sotto la città, proprio perché quelle ragnatele di sampietrini si trovavano sotto il livello delle strade adiacenti.

La  memoria dell’antica identità del quartiere, che si diceva frequentato anche dalla moglie di Nerone, rimane nel muro altissimo tra Via Baccina e Via della Madonna dei Monti che serviva a bloccare il propagarsi degli incendi frequenti, pericolosi per i Fori Imperiali. Rimane nel nome di piazza della Suburra, dove oggi un appartamento può arrivare a costare fino a 15 mila euro al metro quadrato. E rimane in loro, “ragazze di vita”: non più giovanissime, per lo più straniere, in piedi giorno e notte davanti alle finestrelle e ai vasi di fiori.

Nonostante la legge Merlin cinquant’anni fa abbia abolito la regolamentazione della prostituzione nel nostro Paese, le signorine qui sono quasi familiari agli abitanti del rione: “Quando ci sono loro non c’è mai uno scippo”, e poi le riconoscono subito perché sono sempre le stesse anche se ogni tanto c’è qualche nuova leva, che parla con accento dell’est. Nei loro confronti non c’è giudizio, non c’è sdegno: fanno parte del dna di quelle strade pigre.

“Un tempo qui c’erano le case di tolleranza, ma adesso sono tutte abitazioni- racconta una signora che vive nel rione da più di vent’anni: indica un palazzo con le tende a righe bianche e rosse, in piazza degli Zingari. E le signorine in via dei Capocci? “Prendono in affitto quelle casette: le gestisce la tenutaria, una donna anziana con due cagnolini bianchi. Non è ufficiale ma qui lo sanno tutti”.

Ogni tanto una porta si apre e lascia intravedere un piccolo spazio, un tavolo, un frigorifero. Fuori da un altro, uno stendino. Una vecchietta si affaccia: è esile, dietro di lei fa capolino un barboncino bianco. E intanto le signorine aspettano, col piumino e il cappello di finta lana, perché ha appena piovuto. Camminano su e giù per la strada, parlano al cellulare; qualcuna si muove verso via Urbana, altre parlano e si guardano attorno, sulla salita di via Panisperna.

Pubblicato su vocidiroma.it il 22 febbraio 2013

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