Sul taccuino

L’uomo dei vasi di terracotta

Fate bei sogni, sembra dire. E sono così tanti gli studenti che hanno tra le mani il libro con la copertina di carta ruvida azzurra; glielo porgeranno con entusiasmo alla fine del suo intervento. Vogliono avere una dedica. Massimo Gramellini incontra i giovani a Roma, all’università Luiss in una conversazione serale che sembra il succo di una lezione di vita, data nell’arco di un’ora e mezza a chi si sta affacciando al mondo del lavoro, alla paura per il  futuro, a una dimensione “da grandi”

gramellini

 

“Innamoratevi, di qualunque cosa – dice – Ma innamoratevi”. Amore come progettualità, progettualità come futuro, futuro come energia positiva. Invita alla pazienza, a non pretendere il tutto e subito: “Dovete investire in conoscenza sempre e ora – continua appassionato –  Scommettete più su una prospettiva che su una raccolta immediata. L’errore della generazione prima di voi è stata quella di andare subito all’incasso. Bisogna progettare. Un essere umano muore dentro quando smette di avere un progetto di vita. Finché lo hai, hai gli occhi che brillano”.

I ragazzi ascoltano attenti. Passa una domanda su un foglietto bianco: lo ha chiesto  l’ospite che le domande siano scritte “così possono farsi avanti anche i più timidi”. Su quel pezzo di carta si legge: “Perché dobbiamo restare in Italia?”. “Penso che dobbiate andare dove siete accolti, ma mi auguro che l’Italia faccia di tutto per non perdervi. Purtroppo soffriamo di questo, non accettiamo di essere ciò per cui gli altri ci riconoscono: siamo il Paese della bella vita, del tempo meraviglioso, della musica, della cultura. Ma vogliamo competere con i cinesi nel fare le piastrelle sotto costo. Ma non si può, le faranno sempre meglio loro e a un costo inferiore”

Un’altra domanda: “Belfagor viene sempre a trovarla?” Qui il riferimento è di nuovo al suo ultimo libro, ai mostri dell’anima. Certo, che viene a trovarlo. “Belfagor non vuole essere cattivo, vuole solo evitarci un dolore – ammonisce –  è quel mostro che ti porta a dire non rischiare, non osare, non tirare fuori il coraggio. Il problema è che quando Belfagor stacca la corda del dolore per farti soffrire ti sta staccando anche quella del piacere. Perché la corda è la stessa. Il gesto più coraggioso che un essere umano può fare è riattaccare quella corda, è dichiararsi disposto a soffrire. Solo così puoi realizzare te stesso. Come diceva Marcello Marchesi  l’importante è che la morte ci colga vivi”.

La buonanotte di Gramellini arriva con due aneddoti, sul talento: “Racconto sempre la storia vera di un compagno di scuola di Obama, un orologiaio. Quando da ragazzini si raccontavano i loro sogni, Barack confidava  di voler fare il politico, di voler cambiare il mondo. L’amico aveva un altro sogno invece: era bravo a smontare e rimontare tutto, voleva diventare il più bravo orologiaio delle Hawaii. Ce l’hanno fatta entrambi. è importante che tu abbia fatto la cosa per cui sei venuto al mondo. Se volevi fare l’orologiaio e sei diventato presidente degli Stati Uniti, sei uno sfigato“.

E ne ha un’altra di storia. Quasi una favola, di quelle che fanno sorridere: “Ho conosciuto all’Isola d’Elba un imprenditore tedesco che si è trasferito sull’Isola. Aveva comprato un piccolo tornio e faceva i vasi di terracotta. Ed erano terribili perché erano tutti uguali,e poi li teneva lì,  impilati uno accanto all’altro. Ma quando mi chiedono se ho mai visto un uomo felice, io penso a lui. Quello era un uomo felice, era nato per fare vasi tutti uguali. Io vi auguro di fare i vostri vasi di terracotta”

Pubblicato il 22.02.2013 su vocidiroma.it

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