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Gli stemmi di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II

Lo stemma papale riprende la tradizione araldica propria di guerrieri e nobili ed è diventato usanza del clero da almeno otto secoli: gli stemmi, su uno scudo, riportano simboli significativi. Elementi imprescindibili, perchè simboli dell’autorità del Papa, sono le chiavi di San Pietro e il copricapo ecclesiastico che sovrasta lo scudo
: le chiavi sono dette”decussate” perchè incrociate in croce di s. Andrea: una d’oro e una d’argento, sono legate da un nastro e vengono interpretate come i simboli del potere spirituale e del potere temporale. Per quanto riguarda il copricapo, invece, nel passato si usava disegnare una “tiara” che poi è stata sostituita da una mitria.

stemma_bxviBenedetto XVI, all’inizio del suo pontificato nel 2005, scelse uno stemma a calice che variava di poco la composizione del suo scudo cardinalizio. Era rosso nella parte centrale, cappato oro ed era ricco di simbolismi. Al centro, una grande conchiglia d’oro che aveva per Papa Ratzinger un triplice significato: la conchiglia, infatti, è da secoli il simbolo del pellegrino; è presente nello stemma del Monastero di Schotten, in Baviera, cui Joseph Ratzinger si sente spiritualmente molto legato; ed infine ricorda una leggenda attribuita a Sant’ Agostino: il Santo incontra un giovane che cerca di riempire una buca con tutta l’acqua del mare usando una conchiglia: è una parabola che invita a riflettere sul tentativo della mente umana di conoscere l’infinità di Dio.

Nella parte alta dello stemma, in quella che viene chiamata “cappa”, sono raffigurati un orso con un fardello sul groppone, nel cantone sinistro, e una testa di moro nel cantone destro. L’orso rappresenta, secondo un’antica tradizione, il Vescovo di Frisinga addomesticato dalla grazia di Dio; il fardello è ovviamente il peso dell’episcopato che porta addosso. La testa di moro, che appare spesso nella tradizione bavarese, è il simbolo antico della Diocesi di Frisinga, diventata Arcidiocesi Metropolitana col nome di Monaco e Frisinga nel 1818.

Non mancano le chiavi e , la mitria d’argento con tre fasce d’oro che rappresentano i tre poteri del Sommo Pontefice: di Ordine sacro, di Giurisdizione e di Magistero. Elemento innovativo introdotto da Ratzinger è stato il pallio, tipica insegna liturgica  del Papa che indica l’incarico di essere il pastore del gregge a Lui affidato da Cristo. Nei primi secoli i Papi usavano una vera pelle di agnello poggiata sulla spalla. Il motto di Ratzinger “Cooperatores Veritatis” non compare sullo stemma, così come non appariva il “Totus Tuus” di Giovanni Paolo II. Papa Francesco ha scelto invece di raffigurare.

Stemma Giovanni Paolo IIGiovanni Paolo II, invece, scelse di omaggiare con il suo stemma il mistero della Redenzione. Su una base celeste, campeggia una croce d’oro la cui forma è innovativa rispetto ai modelli usati fino a quel momento. Il motivo per cui la croce è spostata verso l’alto dello scudo è  la presenza di una grande M maiuscola: è la Madonna sotto la croce che partecipa alla Redenzione. L’intensa devozione del Pontefice alla Vergine Santa si manifestava anche nel suo motto che non compare  però sotto lo scudo:”Totus Tuus”.

Proprio Giovanni Paolo II infatti, in “Varcare la soglia della speranza”, disse: “L’orientamento verso una tale devozione si è affermato in me nel periodo in cui, durante la seconda guerra mondiale, lavoravo come operaio in fabbrica.  (…) Grazie a san Luigi Grignion de Montfort compresi che la vera devozione alla Madre di Dio è invece proprio cristocentrica, anzi è profondissimamente radicata nel Mistero trinitario di Dio, e nei misteri dell’Incarnazione e della Redenzione”.

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